La Federazione Nazionale Associazioni Giovani Farmacisti ha recentemente rinnovato i propri organi direttivi per il triennio 2026-2029: il nuovo presidente è Francesco Ferro Russo, che ha vinto con un programma che include i temi della farmacia dei servizi, della gestione della cronicità, dell’aderenza terapeutica, dell’intelligenza artificiale in ambito salute e del benessere professionale delle nuove generazioni. PharmaRetail lo ha intervistato per sapere qual è la sua visione della professione e quali saranno nel concreto i prossimi passi della Federazione.
Dalla recente indagine Ipsos presentata a Cosmofarma i farmacisti della Gen Z sono poco soddisfatti della professione: da cosa nasce questa insoddisfazione? Quali sono oggi, secondo lei, le criticità della professione?
I risultati emersi dall’indagine Ipsos sono effettivamente sovrapponibili con quelli di una survey condotta da Fenagifar nel 2022. Le problematiche individuate allora, confermate da quest’ultima indagine riguardano principalmente tre aree: la prima, prioritaria, è la necessità di percorsi di crescita all’interno della farmacia con la definizione di ruoli all’interno del team; la seconda l’equilibrio vita-lavoro, e, infine, la retribuzione. Noi abbiamo riscontrato come queste istanze siano in parte regionalizzate, soprattutto quelle relative alla retribuzione. Anche per questo è un obiettivo di questo mandato confrontarsi direttamente coi nostri territori.
Come Fenagifar abbiamo notato come le nuove generazioni abbiano delle esigenze evolute in termini di flessibilità. Nello stesso tempo ci sono nuove opportunità offerte dalle nuove tecnologie per la gestione del dato, con lo scopo di snellire i processi ripetitivi, per liberare tempo utile ai grandi cambiamenti della farmacia degli ultimi anni. Intorno a questi tre fili si attestano quelle che più che criticità per me sono sfide future. Tra queste la principale, secondo il pensiero della Federazione, è quella in merito ai modelli organizzativi. È necessaria oggi una organizzazione aziendale che permetta dei percorsi in grado di garantire un’effettiva crescita del professionista e soprattutto una migliore gestione dei carichi di lavoro.
Come Fenagifar, vogliamo anche riservare una particolare attenzione al benessere psicologico del professionista e questo è reso possibile da organigrammi ben strutturati dove ognuno ha un ruolo ben preciso: si dovrà creare un sistema di deleghe che moltiplichi le competenze.
Cosa significa nel concreto?
La farmacia indipendente dovrà creare un modello sostenibile nel tempo, quindi mettere il professionista nella condizione di lavoro più adatta alle singole inclinazioni. I titolari dovranno mettere a disposizione dei collaboratori gli strumenti per comprendere e misurare il proprio lavoro, nonché acquisire consapevolezza anche in termini di gestione aziendale. Tutto ciò per valorizzare quello che emerge chiaramente come fondamentale per i giovani farmacisti, cioè la relazione con il cittadino ed in generale con la comunità. Un dato che riteniamo molto positivo, perché rappresenta il tratto distintivo della nostra professione, sul quale continuare a investire grazie alle nostre rinnovate competenze.
La nuova professionalità offerta dai servizi è vista come una opportunità dai giovani farmacisti?
Sì, perché rappresenta sicuramente un impegno importante, sia in termini di formazione sia nel quotidiano, e qui rientra la sfida che dicevo prima dei modelli organizzativi. Ci sono due ragionamenti da fare, uno di ordine tattico e uno di ordine strategico. A livello tattico, nel breve tempo è fondamentale una organizzazione efficiente, arrivando a distinguere bene la funzione del banco e separarla da quella del servizio, con un’agenda organizzata e, appunto, un responsabile interno per coordinare questo tipo di attività, che è collegata al banco, ma necessita di una filiera dedicata. A livello strategico, con una visione più a lungo termine, i servizi sono una opportunità improcrastinabile perché ha permesso alla farmacia di evolvere, anche nell’immaginario del cittadino, verso un presidio sanitario a tutti gli effetti e si sta dimostrando un driver di ingressi.
I servizi hanno un ruolo particolarmente importante se si guarda al territorio italiano: i servizi nelle farmacie rurali hanno portato a una riduzione del costo sociale in quanto vero primo punto di accesso al sistema sanitario. Prendiamo ad esempio la telemedicina e i vaccini: nelle aree interne ad esempio del mio Abruzzo, in alcuni casi il paziente anziano era costretto a spostarsi anche di trenta minuti. Una persona anziana cosa doveva fare? Chiedere a un figlio di prendersi una mattinata libera, portarlo lì a fruire del servizio, quindi questo generava tutto un costo sociale indotto. Oggi può farlo nella farmacia vicina a casa, entrando ancor più a far parte di una comunità capillare. Come giovani farmacisti vogliamo anche esplorare la grande potenzialità di integrazione dei servizi con i nuovi mezzi tecnologici. Penso all’intelligenza artificiale, ancora poco conosciuta in farmacia, per condividere dati e creare sinergie con altri professionisti sanitari in merito alla presa in carico del paziente cronico, all’aderenza alla terapia e soprattutto alla prevenzione. Peraltro in un Paese che continua a invecchiare e si trova ad affrontare la sfida della longevità.
Il Corso di laurea, dopo il rinnovo, è secondo voi al passo con le esigenze della professione?
La preparazione di base a livello accademico è chiaramente imprescindibile per il farmacista di ieri, di oggi e di domani. Molti passi avanti per adeguare la preparazione universitaria alla professione di oggi sono stati fatti, per esempio la laurea abilitante; bisogna però sottolineare che i requisiti minimi di formazione per il corso di studi in farmacia sono ormai armonizzati a livello europeo per facilitare il riconoscimento professionale dei farmacisti operanti in area UE.
D’altra parte la rapida evoluzione del sistema farmacia continuerà a richiedere formazione sistemica e sistematica, che tra l’altro è quello che ha permesso alla nostra professione di esistere e di continuare a crescere fin dalla sua nascita. Il farmacista ha 800 anni di storia: secondo noi la chiave per il futuro risiede nella specializzazione e nella multidisciplinarietà. Questo sarà da realizzare in collaborazione con l’università durante il percorso di studi, attraverso dei corsi a scelta o comunque non vincolati al sistema dei crediti, ma anche subito dopo il percorso. Per noi di Fenagifar è fondamentale dialogare con istituzioni e università, svolgendo un ruolo di ponte tra il mondo accademico e quello del lavoro. Oltre a metterci a disposizione per offrire strumenti al giovane farmacista in modo da poterlo far appassionare ancora di più a una professione che vive un ottimo momento in termini di funzioni e reputazione.
Il rinnovo del contratto è un tema importante: qual è la posizione di Fenagifar?
È importante precisare che Fenagifar non svolge un ruolo sindacale, quindi lasciamo questo ruolo a Federfarma e ai sindacati. Noi chiaramente auspichiamo una risoluzione e ci mettiamo a disposizione per un confronto volto a colmare le distanze con la nostra base.
Detto ciò, riteniamo che si tratti di una questione multifattoriale e come tale va trattata: il tema secondo me è quello di trovare il giusto punto di equilibrio tra le legittime aspettative del professionista, in particolare la sua crescita, e la sostenibilità del sistema farmacia. Una delle chiavi principali risiede nella contrattazione di secondo livello, poiché, come emerso dall’indagine citata in precedenza, è la valorizzazione a essere la prima richiesta dai colleghi.
Non bisogna dimenticare la declinazione a livello regionale, perché alcune sfide sono profondamente territoriali e richiedono risposte dedicate.
Questo percorso può contribuire a sviluppare una cultura del merito propria delle realtà aziendali di ogni settore. Fermo restando che la base del contratto dovrà essere adeguata, sarà importante – e in questo Fenagifar vuole giocare un ruolo – promuovere la conoscenza delle opzioni di welfare che offrono vantaggi per entrambe le parti. La sfida sarà sui modelli organizzativi sia per i titolari in merito all’utilizzo degli strumenti a disposizione, sia per i collaboratori in merito alle nuove competenze da sviluppare all’interno dell’azienda farmacia in uno specifico ambito. La professione del futuro non può prescindere da un patto tra farmacisti indipendenti, titolari e collaboratori, perché sono protagonisti fianco a fianco delle sfide che questa professione vivrà e sono assolutamente alleati.
Ci può parlare del suo programma e dei progetti futuri per la sua presidenza?
Il nostro programma è organizzato in cinque sfere progettuali principali: una di natura politico-strategica, quindi lavorare con l’università e con i territori, per tematiche anche di formazione; una di carattere scientifico che vede la possibilità di trattare le sfide di salute pubblica – quali obesità e antibiotico-resistenza – in maniera trasversale, anche a livello europeo, con le altre associazioni di categoria e associazioni di pazienti o approfondimenti su nuove terapie farmacologiche che entrano in farmacia; una terza sfera di economia sanitaria, quindi più legata all’aderenza alla terapia e a un ruolo di risparmio per il sistema sanitario; un’altra è quella gestionale-innovativa, quindi fornire principi di gestione aziendale per ampliare la visione del giovane farmacista, conoscere e governare le prospettive offerte dall’intelligenza artificiale. Infine, un’area sociale, che cito per ultima ma assolutamente non per importanza: la farmacia può svolgere un ruolo importante nelle campagne di sensibilizzazione, ad esempio contro la violenza sulle donne, sull’importanza della prevenzione, contro le dipendenze digitali. Tutto ciò senza dimenticare il benessere psicologico del professionista.
Quale ruolo vede per il giovane farmacista nei prossimi anni?
L’obiettivo vorremmo che fosse quello di garantire al giovane farmacista del presente e del futuro un posizionamento preciso che noi abbiamo riassunto in quattro punti: la consapevolezza dei propri punti di forza e della propria reputazione agli occhi del paziente; la specializzazione che lo collochi nell’organigramma con competenze definite; l’approccio multidisciplinare che lo metta in rete con gli altri professionisti sanitari; un ruolo centrale nella gestione della cronicità sul territorio che integri l’offerta dei servizi con le potenzialità digitali. Per concludere, vogliamo continuare a promuovere la cultura associativa e del networking, perché è fondamentale che le istituzioni di categoria dialoghino tra loro mettendo al centro le esigenze sia della farmacia che del farmacista e operino trasversalmente con le altre professioni sanitarie.




