GSK festeggia 90 anni in Italia. Il futuro della salute? Prevenzione e innovazione

GSK festeggia 90 anni in Italia. Il futuro della salute? Prevenzione e innovazione

Per celebrare 90 anni di presenza in Italia GlaxoSmithKline (GSK), una delle più grandi aziende farmaceutiche globali, ha organizzato l’incontro che si è tenuto a Verona l’11 luglio “InnovaCtion – cosa serve alle idee per diventare salute, impresa, futuro”.

Insieme ai rappresentanti delle istituzioni (presenti, tra gli altri, Giancarlo Giorgetti, ministro dello sviluppo economico e Damiano Tommasi, sindaco neo eletto di Verona, nelle foto in basso), e molti esperti della comunità scientifica (tra cui Giovanni Rezza, direttore generale della Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute; Rino Rappuoli, chief scientist GSK Vaccines; Walter Ricciardi, professore ordinario di Igiene all’Università del Sacro Cuore, consigliere scientifico del Ministro della Salute), oltre che dei vertici dell’azienda, si è parlato di prevenzione, innovazione e programmazione. “Sono i cardini della ‘salute di domani’ in Italia e di un sistema sanitario universale e sostenibile dove le malattie prevenibili, grazie alla vaccinazione, sono fermate sistematicamente anche nell’adulto per concentrare le risorse destinate a cura e ricovero sui bisogni medici insoddisfatti”.

Ma se secondo GSK: “la prevenzione fa bene non solo alla salute delle persone ma anche alle casse dello Stato e lo testimoniano numerose analisi e ricerche. Uno studio della Johns Hopkins University ha analizzato gli effetti degli investimenti in prevenzione sul contenimento della spesa sanitaria: per ogni dollaro speso in vaccini si risparmiano 16 dollari per le spese mediche e 28 dollari per costi indiretti legati alla produttività del lavoro, in totale 44 dollari”, in Italia la prevenzione è diffusa tra i minori, meno tra gli adulti: “l’Italia dimostra una notevole organizzazione ed efficacia nel vaccinare bambini ed adolescenti, lo stesso non si può dire per gli adulti, che sono chiamati ad un ruolo attivo e lavorativo fino in tarda età e che, con l’invecchiamento, tendono ad avere maggiori bisogni di salute che la comunità deve affrontare con costi importanti di trattamento e ricovero.

Secondo il Rapporto Osmed del 2021 la spesa totale per i vaccini in Italia è stata pari a 562,5 milioni di euro nel 2020 ma, analizzando tale spesa, emerge come per le vaccinazioni destinate all’adulto – quali l’antinfluenzale, lo pneumococco 23valente e l’herpes zoster, in totale sono stati spesi solo 108 milioni di euro. Una cifra che però ha permesso di coprire solo parzialmente la popolazione eleggibile: in particolare, l’antinfluenzale per la coorte degli over 65enni ha raggiunto il 63%, a fronte di un obiettivo del 75%, come indicato nel Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2017-2019. Mentre sempre per la stessa fascia di età il vaccino antipmeunococcico 23valente ha raggiunto solo il 3% a fronte di un indice previsto del 75%; marginale è pure il dato riferito alla somministrazione di anti herpes zoster, che riguarda soltanto l’1% del target, contro un obiettivo del 50%.

Per raggiungere gli obiettivi di copertura prefissati dal Pnpv, solo per queste tre vaccinazioni bisognerebbe investire il 229% in più (2,4 Md€), senza considerare i soggetti cronici e immuno-compromessi che sono fortemente raccomandati alla vaccinazione, ma per i quali il piano non fissa obiettivi di copertura.

In tutto questo il problema però non è solo quello di trovare risorse per produrre e comprare più vaccini ma anche di trovare le soluzioni normative, organizzative e regolatorie di accesso che permettano d’identificare le persone adulte che possono beneficiare di certe vaccinazioni e creare per loro un sistema facile che li porti a proteggersi. Per tale motivo l’esperienza fatta con le vaccinazioni anti Covid di massa nell’adulto potrebbe rivelarsi preziosa per creare anagrafi vaccinali e campagne informative efficaci”.

Roger Connor, presidente Vaccines and Global Health GSK, ha sottolineato: «La vaccinazione degli adulti è generalmente scarsa, se si confrontano i tassi di copertura con quelli dei bambini e i tassi di vaccinazione degli adulti sono diminuiti significativamente durante il Covid. Credo che dovremo fare un cambiamento di paradigma per migliorare davvero l’adozione e la copertura della vaccinazione degli adulti come parte dei nostri piani di immunizzazione nazionali. Per far sì che ciò accada, abbiamo bisogno di tre azioni: i vaccini per adulti devono essere disponibili e finanziati dal sistema sanitario; in secondo luogo, questi vaccini devono essere facilmente accessibili e, infine, abbiamo bisogno che i nostri cittadini si convincano che hanno bisogno di questi vaccini, che si ricordino di farli e che siano disposti ad assumerli: non è facile, lo sappiamo, ma ci siamo riusciti durante la Covid possiamo farlo di nuovo».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La cooperazione tra impresa privata e istituzioni è indispensabile per attuare una strategia di prevenzione, come ha ricordato il ministro Giorgetti: «La domanda di farmaci, vaccini e strumenti diagnostici è in Italia, ma anche in altri Paesi, principalmente una domanda pubblica sostenuta dal sistema sanitario nazionale. Il Governo ritiene che dovrebbe essere aperta una riflessione globale tra le istituzioni e le imprese in Italia per definire una revisione del sistema di regolamentazione e di finanziamento della domanda pubblica di prodotti farmaceutici e delle norme che regolano la loro commercializzazione e la fissazione dei loro prezzi, al fine di rendere compatibili tra loro l’attrazione di investimenti con la sostenibilità del sistema sanitario nazionale. Il dialogo intrapreso con la vostra società e con le altre importanti imprese farmaceutiche che operano sul piano globale è importante per l’innovazione regolamentare che vogliamo perseguire e anche per definire le collaborazioni virtuose e favorire gli investimenti in innovazione nel nostro Paese»

In Italia tuttavia esistono passaggi di filiera pubblico privato ancora critici, come ha evidenziato l’economista, presidente della Fondazione Enea Tech e Biomedical, consigliere del ministro dello Sviluppo Economico Giovanni Tria: «in Italia abbiamo tanta ricerca e pochi brevetti, la ricerca ha bisogno di sperimentazione. Si deve agire in modo strategico costruendo poli di ricerca, sperimentazione clinica e banche dati che aiutano tutti coloro che vogliono dalla ricerca vogliono arrivare fino all’industria. Serve supportare un sistema che renda conveniente per i privati fare investimenti in Italia. Qui c’è una buona ricerca, tecnici che garantiscono la qualità, però le autorizzazioni richiedono molto tempo. Lentezza che si ritrova anche nell’ingresso sul mercato, anche perché il sistema sanitario è regionalizzato. L’emergenza Covid ha reso chiaro che c’è qualcosa che non funziona»

Walter Ricciardi, professore ordinario di Igiene all’Università del Sacro Cuore e consigliere scientifico del Ministro della Salute, ha affermato: «Il mondo vaccinale contemporaneo è particolarmente complesso. E perché le strategie vaccinali siano efficaci, c’è bisogno di una serie di elementi. Il primo è che le agenzie regolatorie funzionino. Bisogna che ci siano agenzie regolatorie competenti, rapide, trasparenti ed efficaci. Inoltre, le istituzioni pubbliche devono fare comunicazione, perché ci sono dei vantaggi enormi. Lo devono fare attivamente, coinvolgendo tutti i media a seconda delle fasce di età, compresi i social media per i giovani».

Nel corso dell’incontro, GSK ha annunciato il proprio impegno con 617 milioni di euro di investimenti in ricerca e produzione nelle strutture italiane nel quinquennio 2020-2024, di cui circa 300 nel prossimo biennio. Fabio Landazabal, presidente e amministratore delegato GSK S.p.A ha detto: «Siamo a Verona da 90 anni, la nostra è una storia di sviluppo, investimento e crescita. Verona ora è un centro strategico per coordinare gli investimenti, e abbiamo sviluppato un polo biofarmaceutico a Parma e in Toscana. In futuro vogliamo investire oltre 300 milioni di euro: stiamo investendo in ricerca sul sistema immunitario in chiave terapeutica e per la prevenzione. Nuove tecnologie ci permettono di prevenire malattie nell’adulto, il nuovo centro veronese è pensato anche per attrarre talenti, creare uno spazio in cui generare nuove soluzioni».

Un impegno sottolineato anche dal sindaco di Verona Damiano Tommasi: «È una fortuna avere sul nostro territorio una realtà come GSK che in questi anni ha fatto molto per Verona e ha dimostrato sul campo quanto può dare alla comunità, al di là dell’aspetto produttivo. Mi riferisco alla capacità del gruppo di generare valore e di avere da sempre una visione a lungo temine, visione che in Italia manca perché impegnata a gestire l’emergenza».

Nel corso dell’incontro, è stata resa nota anche una notizia molto attesa: GSK potrà rendere disponibile a breve un vaccino contro il virus respiratorio sinciziale per gli adulti di età pari o superiore a 60 anni. Ad annunciarlo, lo scienziato Rino Rappuoli, direttore scientifico e responsabile ricerca e sviluppo di Gsk Vaccines: «Il vaccino contro il virus respiratorio sinciziale era il sogno di tutti gli scienziati e i medici dal 1960. Adesso i dati di questo vaccino sono in fase di revisione, per essere poi approvati, e sono molto orgoglioso di poter dire entro un anno, 8 mesi, avremmo un nuovo vaccino che l’umanità ha sognato per 60 anni».

 

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