Il Kit farmaci vacanze? Non «tutto quello che serve, ma solo quello che serve». L’intervista a Rachele Aspesi

Il Kit farmaci vacanze? Non «tutto quello che serve, ma solo quello che serve». L’intervista a Rachele Aspesi

Ogni estate il tema del kit dei medicinali da portare in vacanza torna protagonista sui social, sul web e nei media tradizionali, con decine di suggerimenti su cosa mettere in valigia. L’abitudine, corretta, di portare con sé alcuni farmaci di primo soccorso, rischia di tradursi in acquisti inutili, automedicazione impropria e spreco di farmaci. Abbiamo chiesto a Rachele Aspesi, titolare, Presidente dell’Ordine dei farmacisti di Varese, di spiegarci come il farmacista, attraverso un consiglio mirato, può aiutare il paziente a portare con sé tutto quello che serve, ma solo quello che serve.

 

 

In questo periodo le persone entrano in farmacia per chiedere il kit delle vacanze di medicinali. È una abitudine corretta? Come deve rispondere il farmacista?

L’abitudine di portare con sé in vacanza un kit di primo soccorso non è scorretta di per sè, ma i farmaci da portare in vacanza non sono uguali per tutti: il rischio che vedo è che molti seguono quello che viene suggerito sui social o anche il Dott Google. Molti non vengono neppure in farmacia, non fanno richiesta al farmacista, alla figura professionale di riferimento, ma acquistano on line, oppure vengono al banco con un elenco di prodotti che hanno copiato da qualcun altro. Il valore aggiunto del farmacista risiede proprio nella capacità di personalizzare il consiglio in base alle reali esigenze del paziente. Deve essere chiaro che il kit dei farmaci per le vacanze perfetto, ideale, non esiste. Esiste qualcosa che è fatto su misura per il paziente e viene consigliato dal farmacista, una figura che aiuti a capire quali sono le esigenze della persona che si ha di fronte e di chi sta partendo con lei: dove va, la destinazione, la durata del viaggio, l’età di chi viaggia, quindi se sono solo adulti o se ci sono bambini, se ci sono persone fragili, se ci sono in atto delle terapie croniche.

 

Per chi segue una terapia cronica il farmacista può offrire un supporto importante?

Certamente. Uno degli aspetti più utili è verificare insieme al paziente che la terapia sia sufficiente per coprire il periodo della vacanza, evitando dimenticanze o interruzioni. Allo stesso tempo è importante rassicurare chi trascorrerà lunghi periodi lontano da casa: oggi, grazie alla ricetta elettronica, i farmaci prescritti possono essere ritirati in qualsiasi farmacia sul territorio nazionale. Non è quindi necessario fare scorte eccessive prima della partenza. Per soggiorni prolungati può essere utile anche consigliare al paziente di prendere contatto con il farmacista del luogo di villeggiatura, così da avere un riferimento in caso di necessità.

 

A parte le persone con patologie croniche, qual è il counseling che il farmacista deve offrire per rispondere alle esigenze e fidelizzare, evitando però sprechi e uso scorretto?

Prima di tutto si deve partire dalle domande: per cercare di evitare sprechi inutili di farmacie e un uso scorretto, perché alle volte ci sono farmaci che le persone ti chiedono e che in realtà non servono. L’errore più comune è voler portare con sé una vera e propria ‘valigia dei medicinali’. In realtà è sufficiente avere i farmaci abitualmente utilizzati, alcuni prodotti di primo intervento e tutto ciò che serve per affrontare i piccoli inconvenienti più comuni della vacanza. Un analgesico o antipiretico, il materiale per le piccole medicazioni, disinfettanti monodose, cerotti e prodotti per la protezione della pelle rappresentano spesso una dotazione più che adeguata. Anche le protezioni meritano particolare attenzione: non soltanto i solari, ma anche i prodotti doposole, quelli utili a ripristinare la barriera cutanea dopo l’esposizione agli agenti atmosferici e i repellenti contro insetti e zanzare, da scegliere in funzione della destinazione.

 

Chi viaggia, spesso chiede un antibiotico da portare con sé in vacanza: ha sempre senso?

Nella maggior parte dei casi non serve portare con sé un antibiotico. Antibiotici, cortisonici o antistaminici non dovrebbero essere acquistati e portati in vacanza solo per sentirsi più tranquilli. Avere un antibiotico già disponibile aumenta il rischio di utilizzarlo in modo improprio, contribuendo anche al problema dell’antibiotico-resistenza. Se la destinazione dispone di una normale rete di assistenza sanitaria, con farmacie e continuità assistenziale facilmente accessibili, non c’è motivo di partire con farmaci che richiedono una prescrizione, solo ‘per sicurezza’. Diverso è il caso di viaggi in località isolate o con scarsa assistenza sanitaria, oppure di pazienti che, su indicazione del medico, hanno già una storia clinica che rende opportuno portare con sé determinati medicinali. Ma si tratta sempre di situazioni valutate caso per caso.

 

Qual è il messaggio più importante che il farmacista dovrebbe trasmettere ai cittadini?

Il kit dei medicinali non è un elenco standard da copiare da internet. È uno strumento che va costruito insieme a un professionista, tenendo conto della persona, della sua storia clinica e delle caratteristiche del viaggio. Il consiglio del farmacista permette di portare con sé ciò che serve davvero, evitando acquisti inutili, riducendo gli sprechi e promuovendo un uso corretto dei medicinali. È un’attività di educazione sanitaria che tutela non solo il singolo paziente, ma anche la salute collettiva, perché favorisce un impiego più appropriato dei farmaci e contribuisce a contrastare fenomeni come l’antibiotico-resistenza.

(Visited 157 times, 1 visits today)

Potrebbe interessarti anche: