L’intervista a Davide Tavaniello e Rodolfo Guarino, co-fondatori e co-amministratori delegati di Hippocrates Holding

L’intervista a Davide Tavaniello e Rodolfo Guarino, co-fondatori e co-amministratori delegati di Hippocrates Holding

Hippocrates Holding – gruppo nato cinque anni fa e che oggi conta quasi 400 farmacie di proprietà a marchio “Lafarmacia.” – è oggi il primo retail farmaceutico italiano. Una realtà in forte crescita che nel 2022 ha raggiunto un fatturato di più di 500 milioni di euro e impiega 2.100 persone: 1.600 farmacisti, 400 collaboratori come magazzinieri e addetti al parafarmaco, 100 impiegati nella sede centrale della holding. Costituito nel 2018 e fondato da Davide Tavaniello e Rodolfo Guarino, il Gruppo Hippocrates Holding è partito con il supporto di circa sessanta famiglie imprenditoriali italiane, poi nel 2021 è nata la collaborazione con Antin Infrastructure che ha acquisito la maggioranza dell’azienda, sostenendo il progetto industriale di lungo periodo.

 

Quali sono le sfide più urgenti da superare perché la farmacia possa trovare il suo posto nella nuova geografia territoriale dei Distretti sanitari?

Con il DM 77 la farmacia è finalmente riconosciuta come il vero “avamposto” del SSN , ovvero primo presidio sanitario sul territorio. Per noi è importante che si prosegua su questa strada e che, dunque, la farmacia assuma centralità nei servizi sanitari territoriali. Le sfide sono a livello normativo per creare degli ecosistemi della sanità a livello territoriale. Penso per esempio all’implementazione della telemedicina e del teleconsulto in farmacia, che potrebbe offrire a anziani e fragili soluzioni ad alto valore aggiunto, e fornire centralità alla farmacia. Un’altra sfida è quella di mettere in relazione il mondo della medicina generale e specialistica con quello della farmacia, creando delle collaborazioni per supportare le comunità e fornire servizi a 360°. Per esempio come Hippocrates stiamo sviluppando una partnership per lo sviluppo di punti prelievo nelle adiacenze delle farmacie: quest’anno ne abbiamo aperti 8 e puntiamo ad altri 8 nel 2024. La logica è quella di mettere insieme farmacia, punto prelievo, medico di medicina generale, medico specialista, per creare una sorta di distretto sanitario, dove i pazienti possono trovare risposte alle esigenze di salute nella loro comunità.

 

Quali sono a suo parere i servizi più urgenti che dovrebbero essere implementati e proposti in farmacia?

Oggi i servizi più sviluppati sono Ecg, holter cardiaco e pressorio, ai quali si sono aggiunte le vaccinazioni Covid e antinfluenzale. Altri servizi che renderebbero più fruibile la farmacia oltre alla telemedicina, sono la consegna a domicilio e il Click-and-collect, soggetti a richiesta crescente da parte dei pazienti

 

In Gran Bretagna il farmacista è già prescrittore per alcuni disturbi. Quanto siamo lontani ancora da questa possibilità?

Siamo ancora lontani: per realizzarlo bisognerebbe che ci fosse una volontà politica e che venissero superate le preoccupazioni di altre figure sanitarie che hanno il timore di perdere la loro centralità. In realtà alla luce del problema strutturale che la medicina di base sta attraversando, questa potrebbe essere una opportunità per porvi rimedio. Ormai in Italia c’è una grossa carenza di medici di medicina generale e nei prossimi due-tre anni, a seguito dei pensionamenti, la situazione peggiorerà: quindi servirebbe una risposta diversa alle esigenze di medicina territoriale, come potrebbe essere il farmacista prescrittore. Non credo che nel passaggio al farmacista prescrittore si andrebbe a perdere la centralità della medicina, sia generale sia quella ospedaliera. La farmacia potrebbe rispondere alle esigenze di salute del territorio e, nello specifico, del paziente cronico, essendo molto radicata sul territorio, ed essendo già oggi punto di primo accesso per molti disturbi.

 

In Italia c’è un grosso problema di disaffezione alla professione e di carenza di personale. Come si può risolverlo?

La carriera del farmacista, storicamente, si svolgeva su due binari distinti: da una parte la titolarità, che era ereditaria, dall’altra il farmacista collaboratore che difficilmente diventava titolare – per le caratteristiche del mercato – e quindi era un dipendente di una piccola impresa, con le tutele di un contratto, orari definiti, spesso part-time, e nella maggior parte dei casi una vicinanza a casa. Il decreto concorrenza del 2017 ha aperto nuove prospettive per il laureato in farmacia, con possibilità di carriera. Le nuove generazioni, per superare la disaffezione, hanno bisogno non solo di nuovi percorsi di studio, che sono già stati rivisti, ma di un cambio di visione della professione. Sempre più dobbiamo spiegare ai giovani le possibilità di carriera in farmacia, perché la maggior parte dei laureati oggi si orienta verso l’industria farmaceutica. Da parte nostra lavoriamo perché venga valorizzato il talento, aumentato il welfare perché l’80% dei dipendenti sono donne, creato un sistema di premialità. Però non è qualcosa che si risolverà nel breve periodo, perché si tratta di un cambiamento epocale.

 

Recupero dei farmaci, corretto smaltimento, gestione razionale dello scaffale, promozione di stili di vita e comportamenti virtuosi per l’ambiente, che cosa altro può fare la farmacia per diventare un presidio di salute sempre più sostenibile?

A inizio 2024, come Hippocrates Holding, diventeremo una società benefit e intraprenderemo il percorso per la certificazione BCorp, con l’obiettivo di ottenerla entro il primo semestre del 2025. Un elemento chiave nello sviluppo del nostro piano pluriennale di sostenibilità è quello di lavorare per diventare, per quanto possibile, farmacie a impatto zero: un percorso di minimizzazione dell’impatto ambientale, con iniziative di risparmio energetico e in generale di minor emissione di CO2, per poi compensare la quota rimanente. Noi stiamo già pensando di porre in essere una serie di cambiamenti per avvicinarci il più possibile all’Impatto zero, per andare in compensazione sulla quota residua. La farmacia poi potrebbe essere un punto di informazione ed educazione per quanto concerne campagne istituzionali volte al corretto smaltimento di farmaci ed imballaggi.

 

“E se proprio devo sognare”. la “sua” farmacia come dovrebbe essere?

Noi cerchiamo da sempre di dare concretezza ai nostri sogni: vediamo una farmacia che tenga fede alla farmacia italiana di una volta e per questo la nostra scelta è quella di puntare su competenza e professionalità dei farmacisti. La farmacia dei nostri sogni è in grado di erogare tantissimi servizi in ambito sanitario, di facilitare la vita delle persone, di avere una diagnostica rapida a disposizione, in un contesto di altissima professionalità, dove il farmacista è un consulente della salute. Una farmacia dove non si va solo per una esigenza di cura, ma per stare bene, spostando la prospettiva dalla cura alla prevenzione.

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