L’intervista a Marco Meconi, consigliere di Farmacentro

L’intervista a Marco Meconi, consigliere di Farmacentro

Farmacentro è la cooperativa dei farmacisti del centro Italia che opera in 8 regioni: Umbria, Marche, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Abruzzo, Lombardia e Veneto. Mia Farmacia è la rete di quasi 300 farmacie indipendenti che è nata in seno a Farmacentro con l’obiettivo di fronteggiare in network un mercato sempre più competitivo in cui la singola farmacia da sola non avrebbe e non avrà la possibilità di sopravvivere nel lungo periodo.

 

Quali sono le sfide più urgenti da superare perché la farmacia possa trovare il suo posto nella nuova geografia territoriale dei Distretti sanitari?

Sicuramente l’inserimento nel DM77 consentirà una prima inclusione della farmacia come unità di base sul territorio per fare da tramite tra il cittadino-paziente e il sistema sanitario. Questo attraverso una serie di servizi come il CUP, il ritiro referti, la telemedicina, o le vaccinazioni. La sfida sarà proprio l’inserimento della farmacia nel sistema sanitario, farmacia che è già pronta a questo, e lo sta dimostrando per esempio con la sperimentazione nelle Marche e in Liguria. Infatti, la sperimentazione della farmacia dei servizi condotta con successo in queste Regioni ha dimostrato l’effetto positivo che la farmacia può apportare al Ssn.

 

Quali sono a suo parere i servizi più urgenti che dovrebbero essere implementati e proposti in farmacia?

Di sicuro interesse potrebbe essere l’inserimento dei servizi cognitivi, il prima possibile. Intendo quei servizi che rendono effettiva la presa in carico del paziente. Lavorando insieme ai medici di medicina generale e pediatri di libera scelta e infermieri di comunità, quando saranno disponibili, potrebbero garantire effettiva presa in carico del paziente per favorire adesione alla terapia e medicina preventiva sul territorio. Seguire il paziente per l’aderenza alla terapia, è una competenza professionale del farmacista che porterebbe notevoli vantaggi al Ssn e al paziente stesso. La telemedicina rappresenta già un caposaldo dell’assistenza territoriale contribuendo a snellire liste di attesa e contribuire all’appropriatezza degli invii al pronto soccorso.

 

In Gran Bretagna il farmacista è già prescrittore per alcuni disturbi. Quanto siamo lontani ancora da questa possibilità?

Non siamo tanto lontani. Una visione strategica del futuro punta a implementare una possibilità del genere: pensiamo ai cronici e a quelle patologie minori che possono essere affrontate prima dell’ingravescenza. Affinché si concretizzi questo passaggio, dovremmo interagire insieme ai medici per pensare a un percorso formativo tale da garantire adeguata assistenza ai pazienti.

 

In Italia c’è un grosso problema di disaffezione alla professione e di carenza di personale. Come si può risolverlo?

In questo caso dovremmo da una parte far capire ai nostri giovani ragazzi quanto sia affascinante e pieno di prospettive un percorso professionale come il nostro, in questo anche l’università sta facendo la sua parte ripensando il percorso di studi sia in farmacia che in CTF, inserendo corsi sulla farmacia dei servizi e allestendo farmacie all’interno degli atenei portando gli studenti a conoscere la realtà della nostra professione. Professione che sempre più si è allontanata dalla mera dispensazione del farmaco, verso una professione sanitaria. Dall’altra c’è la questione della retribuzione, che andrebbe migliorata partendo da quella della farmacia, e che in questo momento investe tutte le professioni sanitarie.

 

Recupero dei farmaci, corretto smaltimento, gestione razionale dello scaffale, promozione di stili di vita e comportamenti virtuosi per l’ambiente, che cosa altro può fare la farmacia per diventare un presidio di salute sempre più sostenibile?

Sicuramente la sostenibilità rientra nei nostri progetti futuri, nelle Marche ad esempio stiamo implementando un progetto per il recupero dei farmaci ancora in corso di validità giacenti presso le case dei pazienti e non più utilizzati, per metterli a disposizione del terzo settore. Su questo credo che la farmacia e il farmacista – in quanto figura ascoltata dai cittadini – possa educare il paziente nell’evitare sprechi e usi scorretti, ovviamente per l’ambiente ma anche e forse soprattutto per la salute. Dal lato dell’efficientamento energetico, per esempio, come Farmacentro, siamo alle fasi finali dell’installazione dei pannelli fotovoltaici sugli stabilimenti di Jesi e Perugia. Un passo importante per stabilimenti che richiedono alto dispendio energetico. Infine, lavoriamo sulla sostenibilità degli imballaggi, sia quelli per il farmacista sia quelli per il cliente finale.

 

“E se proprio devo sognare”… la “sua” farmacia come dovrebbe essere?

Vorrei usare solo qualche aggettivo: sostenibile, paziente-centrica, professionale e presente.

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