Presentato il IV rapporto Annuale sulla Farmacia, un’occasione per tracciare i prossimi passi

Presentato il IV rapporto Annuale sulla Farmacia, un’occasione per tracciare i prossimi passi

Cresce la relazione tra farmacia e pazienti con patologie croniche, aumenta la fiducia dei cittadini, farmaci equivalenti ancora troppo poco conosciuti e utilizzati e il risparmio si perde.

È stato presentato il 17 novembre il IV rapporto Annuale sulla Farmacia, realizzato da Cittadinanzattiva e Federfarma con il contributo non condizionante di Teva. Al centro del rapporto il cambiamento del ruolo dei farmacisti e delle farmacie nell’era del Covid, l’esperienza dei cittadini con la propria farmacia di fiducia e le iniziative di prevenzione proposte dalle farmacie.

Alla conferenza di presentazione del rapporto hanno partecipato Roberto Tobia, Segretario nazionale Federfarma; Anna Lisa Mandorino, Segretaria Generale Cittadinanzattiva; Marco Cossolo, Presidente Federfarma; Umberto Comberiati, Business Unit Head Teva, Raffaele Donini, coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome; Andrea Mandelli, Presidente Federazione Ordini farmacisti Italiani (in video); Nicoletta Reale, Past president Associazione ALICE; Gianni Petrosillo, Presidente Federfarma Sunifar.

I risultati dell’indagine sono stati presentati da Maria Vitale, Agenzia di Valutazione Civica, Cittadinanzattiva.

Il rapporto, che ha coinvolto 658 farmacie e 3033 pazienti con patologia cronica o rara, ha confermato il ruolo centrale svolto dalle farmacie nella gestione dell’emergenza e ha messo in luce come nel 94% dei casi la farmacia rappresenti il primo servizio sul territorio.  L’80% degli intervistati dichiara di avere una farmacia di fiducia e cresce la richiesta di consiglio da parte dei cittadini.

Prima della presentazione del rapporto Annalisa Mandorino, Segretaria Generale Cittadinanzattiva, ha evidenziato gli enormi cambiamenti che hanno interessato il mondo della farmacia anche solo nell’ultimo anno: «in questo periodo si è compiuto pienamente il processo della farmacia dei servizi, quello che sembrava un esperimento ora è realtà. L’anno scorso il nostro rapporto ha sottolineato l’atteggiamento flessibile delle farmacie e la loro proattività ma emergeva ancora che attraversavamo una fase di transizione, c’erano ancora incertezze forti legate a test e vaccini anche se si manifestava la propensione ad andare in questa direzione. Ora il quadro cambiato è le potenzialità sono diventate realtà. In questo senso i pazienti cronici rappresentano un target importante su cui potenziare il rapporto di fiducia e l’organizzazione sul territorio».

Roberto Tobia, Segretario nazionale Federfarma, ha ricordato la resilienza delle farmacie e sottolineato la necessità che le nuove attività entrino strutturalmente a fare parte dell’offerta dei servizi, avvicinando l’esperienza italiana a quella europea: «le farmacie in questa fase si sono spese con amore verso la professione, hanno garantito servizi nuovi, hanno contribuito a risolvere le criticità del sistema, hanno contrastato e monitorato l’andamento della pandemia, senza venire meno alla dispensazione del farmaco. Questa evoluzione deve essere portata avanti per far sì che la farmacia anche in futuro continui nelle attività che non hanno precedenti nell’esperienza italiana ma che ci avvicinano finalmente a quelle della farmacia europea».

Il rapporto, che ha messo in luce il coinvolgimento delle farmacie nella campagna vaccinale e la relazione tra l’immediatezza della risposta nella proposta di tamponi e vaccini per le farmacie che già prima della pandemia facevano parte della sperimentazione dei servizi, ha indagato anche le difficoltà principali che le farmacie hanno riscontrato. Tra le criticità più forti sono emerse l’approvvigionamento delle dosi, la logistica ma anche la burocrazia nell’interazione con il servizio sanitario regionale. Nonostante questo, oltre l’86% dei farmacisti si dichiara disponibile a rendere stabile la vaccinazione anti Sars-Covid e nell’estensione della somministrazione anche per altre vaccinazioni.

Per i servizi garantiti nell’assistenza territoriale, come screening diagnostici ed altri esami, le criticità registrate l’anno scorso si sono dipanate e sono stati attivati nuovi servizi, non solo legati alla campagna vaccinale, come la consegna a domicilio di farmaci, la telemedicina, il teleconsulto, il Cup.  Ma è anche emerso che l’impegno delle farmacie in questo senso non è sempre così conosciuto dai cittadini.

Un gap informativo che investe pesantemente anche l’area dei farmaci equivalenti, che rappresentano per il SSN e per il cittadino un ingente risparmio di risorse economiche ma che in Italia sono ancora molto poco utilizzati e con significative differenze regionali.

Nel suo intervento Marco Cossolo, Presidente Federfarma, ha ribadito il ruolo della farmacia nel tracciamento dei contagi: «non siamo “tamponatori”. Stiamo portando avanti un’attività di prevenzione primaria, stiamo attivamente contribuendo alla tracciatura della pandemia. In tutto questo, la farmacia ha continuato a garantire e anzi ha incentivato tutti gli altri servizi, tra cui la distribuzione di farmaci, compresi quelli equivalenti».

E su questo punto Cossolo ha lanciato una proposta: «Facciamo una norma per cui il medico è obbligato a scrivere nella ricetta il principio attivo senza marchio, per non favorire l’utilizzo di farmaci branded. È una proposta provocatoria ma in questo modo possiamo risolvere il gap tra il farmaco equivalente e quello branded, visto che l’Italia, rispetto al resto dell’Europa, ha ancora numeri fuori dalla media. E si tratta di un risparmio che vale un miliardo di euro, una leva importante che la farmacia ha nei confronti delle istituzioni».

Anche Umberto Comberiati, Business Unit Head Teva, ha sottolineato il nodo dei farmaci equivalenti: «Per la farmacia italiana parliamo non solo di prossimità, ma di una vera e propria centralità, grazie alla sua capillarità sul territorio. Dal rapporto emerge che è aumentata la fiducia e che per la maggior parte dei pazienti il farmacista è il primo interlocutore. La farmacia sta andando verso i servizi ma la dispensazione del farmaco rimane l’altra direzione fondamentale. Sono due direzioni assolutamente complementari.  E in quest’ottica, quando si parla di equivalenti quello che il cittadino riesce a risparmiare può reinvestirlo in servizi. Il farmacista riesce a offrire “più salute” e il cittadino, spendendo lo stesso, ottiene benefici migliori».

Quali le prossime sfide secondo Cossolo che coinvolgono la relazione tra farmacie e istituzioni? «Siamo parte integrante del sistema sanitario e la pandemia lo ha dimostrato. Ma ci sono passi da fare: nella dispensazione dei farmaci, che deve diventare una dispensazione attiva, in cui la farmacia è coinvolta anche nella codificazione di metodologie. Dobbiamo avere un ruolo nella prevenzione primaria e del monitoraggio del paziente cronico ma anche nella prevenzione delle patologie conseguenti. E la farmacia deve essere riconosciuta come presidio territoriale, ci siamo conquistati a pieno titolo il diritto di fare parte del team territoriale della sanità»

Un concetto ribadito anche da Raffaele Donini, coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome: «Il ruolo delle farmacie deve essere definito all’interno della nuova organizzazione territoriale. Le farmacie si sono già imposte come farmacie dei servizi, dobbiamo solo fare in modo che le istituzioni non tardino ad arrivare dove è arrivata la realtà dei fatti. Nella presa in carico integrata del cittadino farmacisti e Case della comunità possono entrambi fare parte di un sistema in cui nessuno perde autonomia ma anzi esistono più punti di contatto e più spinte alla collaborazione rispetto ad ora».

Nel suo intervento Donini ha lanciato un appello: «Penso che debba essere riservata dai farmacisti una corsia prioritaria per i tamponi ai cittadini che o per età o causa di patologie croniche certificate non possono vaccinarsi. È una questione etica e penso che sarebbe un segnale importante anche per il mondo della scuola».

Dopo aver ricordato il suo impegno per diminuire la pressione delle regioni nei costi legati all’emergenza Covid, Donini ha sottolineato che: «Il PNNR è un’occasione straordinaria per realizzare una salute del territorio. Penso che sia stato giusto da parte del governo accogliere le istanze delle regioni con meno dotazioni strutturali sulla medicina territoriale assegnando un budget più consistente. In questa fase espansiva è giusto intervenire dove i servizi sono meno strutturati e penso anche alle farmacie delle aree interne o più svantaggiate territorialmente».

Su questo specifico punto è intervenuto Gianni Petrosillo, Presidente Federfarma Sunifar: «Le farmacie rurali sono protagoniste dei fondi del PNNR. Si tratta di farmacie che sono state in prima linea nonostante le difficoltà della loro collocazione geografica. Durante il Covid sono stati distribuiti per conto farmaci che abitualmente venivano distribuiti solo tramite distribuzione diretta e nelle vendite a confezioni i primi hanno superato i secondi. Bene quindi il PNNR ma c’è ancora da lavorare, abbiamo bisogno di strumenti e condizioni. Persiste una disomogeneità territoriale: non tutte le amministrazioni rispondono allo stesso modo, è necessaria un’uniformità di interventi a livello regionale. E abbiamo bisogno di strumenti: uno standard che serve per capire le modalità per erogare alcuni servizi. C’è ancora carenza di medici in alcuni territori e le farmacie devono essere supportate per colmare il digital divide».

Conclude Cossolo: «Sono confidente che nel nuovo progetto della sanità territoriale si riuscirà a integrare la farmacia. Vinciamo la nostra scommessa se continuiamo ad essere alleati dei cittadini».

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