Rapporto Aifa: in Italia persiste il rischio di antibiotico-resistenza

Rapporto Aifa: in Italia persiste il rischio di antibiotico-resistenza

L’antibiotico-resistenza, secondo l’Oms, è uno dei maggiori pericoli per la salute dei prossimi decenni. «L’ottimizzazione della terapia antibiotica appare quanto mai urgente viste le numerose stime che pongono l’Italia tra i Paesi europei dove il rischio individuale di ricevere una prescrizione inappropriata di antibiotico, di acquisire una infezione ospedaliera o una infezione causata da batteri resistenti è più alto.

Con queste parole Evelina Tacconelli, coordinatrice del gruppo Opera (Ottimizzazione della PrEscRizione Antibiotica) di Aifa, ha presentato il Rapporto “L’uso degli antibiotici in Italia – 2020”, che raccoglie i dati e le analisi sull’andamento dei consumi e della spesa in Italia per gli antibiotici per uso umano.

Italia ancora lontana dal target

L’Italia si configura come un Paese ad alto tasso di resistenze, con una situazione regionale a macchia di leopardo ed è ancora lontana dal target fissato dal General Programme of Work 2019-2023 dell’Oms, secondo cui la percentuale di antibiotici appartenenti alla categoria Access usati a livello nazionale dovrebbe essere maggiore del 60%. Dunque «è essenziale promuovere interventi a vari livelli volti all’ottimizzazione delle prescrizioni, al corretto utilizzo delle nuove molecole di antibiotici in ospedale e all’omogeneizzazione degli indirizzi terapeutici in comunità» ha continuato Tacconelli «È necessario un cambiamento che includa un ripensamento dell’atto prescrittivo basato sulle evidenze e su un approccio consapevole, per proteggere le nuove molecole e garantire la riduzione del rischio di ulteriore diffusione di batteri resistenti agli antibiotici».

Tra i dati contenuti nel Rapporto, quelli sulla prescrizione nella popolazione pediatrica indicano che nel 2020 il 26,2% (nel 2019 era il 40,9%) della popolazione italiana fino ai 13 anni di età ha ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici sistemici, con una media di 2 confezioni per ogni bambino trattato, in forte diminuzione rispetto al 2019. Il maggior livello di esposizione si rileva nella fascia compresa tra 2 e 5 anni, in cui circa un bambino su tre riceve almeno una prescrizione di antibiotici. Il tasso di prescrizione è superiore nei maschi rispetto alle femmine soprattutto nella fascia 0-1 anno. Per quanto riguarda un’altra fascia di popolazione che fa largo uso di antibiotici, quella geriatrica, nel 2020 quasi il 45% della popolazione ultrasessantacinquenne ha ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici sistemici: il Sud che registra i valori di esposizione maggiori (56,5%), seguito dal Centro (46,8%) e dal Nord (33,4%). Nel 2020 sono state osservate importanti riduzioni rispetto al 2019 sia in termini di DDD/1.000 abitanti die (-17,9%) sia in termini di prevalenza d’uso (-15,2%).

Interessanti anche i dati sulla appropriatezza terapeutica: dall’analisi dei dati della medicina generale sulle prescrizioni ambulatoriali di antibiotici per specifiche patologie infettive è emersa una prevalenza di uso inappropriato che supera il 25% per quasi tutte le condizioni cliniche studiate, quali influenza, raffreddore comune, laringotracheite, faringite e tonsillite, cistite non complicata.

Nel 2020 le stime osservate sono tutte in aumento rispetto all’anno precedente, in modo più evidente per la cistite non complicata nelle donne, e a eccezione delle infezioni delle prime vie respiratorie, per le quali si osserva una riduzione della prevalenza di uso inappropriato.

Per quanto riguarda l’analisi dell’uso degli antibiotici durante la pandemia da Sars-CoV-2, dalla valutazione dell’andamento mensile nel periodo da gennaio 2019 ad agosto 2021 si rilevano in tutti i mesi del 2020 consumi minori rispetto al 2019, con differenze più accentuate nel periodo aprile-giugno, corrispondente al primo lockdown, e a dicembre, cioè nel mese in cui sono state potenziate le misure per ridurre gli spostamenti tra regioni.

I consumi dei primi 8 mesi del 2021 appaiono molto simili a quelli di fine anno 2020. Nell’ambito dell’assistenza convenzionata l’azitromicina è l’unico principio attivo, insieme alla fosfomicina, per cui i consumi complessivi del 2020 non sono diminuiti rispetto al 2019, mentre l’analisi dell’acquisto privato mostra un incremento dei consumi del 33,3% rispetto al 2019, che lo pone al terzo posto per consumo con: l’acquisto privato di questo antibiotico costituisce un quarto del consumo totale.

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