Rapporto Almalaurea: meno laureati in farmacia nel 2022, perché? L’intervista a Paola Brusa, Università di Torino

Rapporto Almalaurea: meno laureati in farmacia nel 2022, perché? L’intervista a Paola Brusa, Università di Torino

È stato pubblicato in questi giorni il XXV Rapporto sulla Condizione occupazionale dei Laureati 2023 del Consorzio Interuniversitario Almalaurea (il consorzio interuniversitario che riunisce 80 atenei italiani). Nella classe di laurea Farmacia e Farmacia industriale (LM-13, 14/S) il report evidenzia un calo nel numero di laureati, che sono passati in dieci anni dai 4694 del 2012 ai 4212 nel 2022.Ma se il numero di studenti diminuisce, aumenta invece il tasso di occupazione dei laureati in farmacia.

Pharmaretail ha chiesto un commento a questi dati a Paola Brusa, docente presso il dipartimento di Scienza e tecnologia del farmaco dell’Università di Torino.

Quali sono secondo lei le ragioni del calo di laureati del corso di studio in Farmacia?

Uno dei motivi è da mettere in relazione alla pandemia Covid 19. Durante il primo lockdown, in cui eravamo tutti chiusi in casa, gli studenti hanno seguito le lezioni online e si sono preparati agli esami anche molto bene. A partire dal secondo lockdown, molte lezioni avvenivano ancora online, ma gli studenti le hanno seguite con meno costanza e questo ha avuto ripercussioni anche sul numero di esami sostenuti. Inoltre, nella maggior parte dei corsi di studio in farmacia a livello nazionale gli esami scritti dei primi anni sono stati suddivisi in 2-3 parti da svolgere da remoto, a garanzia di un maggiore controllo. Questo iter ha rallentato il superamento degli esami, ma è stata una situazione contingente organizzata al momento per superare un momento emergenziale. Penso che ciò che vediamo oggi sia legato a quel contesto.

Ritiene che il corso di studio in farmacia sia meno attrattivo rispetto a un tempo?

In parte sì per diversi motivi: i figli di titolari hanno la possibilità di costituire delle società e dunque oggi possono studiare quello che preferiscono e senza disperdere il patrimonio di famiglia. Quelli fra loro che decidono di iscriversi alla facoltà sono i giovani più motivati che hanno comunque la garanzia di un posto di lavoro post lauream.

Inoltre c’è un tema di comunicazione: l’università fatica ad attrarre studenti perché, a mio avviso, non comunica bene il nuovo ruolo che i farmacisti hanno oggi all’interno del servizio sanitario.

L’ultimo problema emerso da un paio d’anni è quello del lavoro nella farmacia di comunità che non viene percepito come adeguatamente retribuito: il trattamento economico viene ritenuto troppo basso rispetto all’impegno, alle responsabilità e all’orario di lavoro. Così tanti farmacisti – e soprattutto tante farmaciste – da subito o dopo qualche anno preferiscono dedicarsi all’insegnamento.

Come si può generare interesse nei confronti di questo corso di studio e della professione?

Ritengo che sia fondamentale fare sistema per comunicare in modo incisivo e pratico i nuovi aspetti della professione del farmacista: in questo senso auspico che anche la federazione degli ordini si impegni in iniziative di comunicazione. È difficile che i ragazzi degli ultimi anni della scuola secondaria siano attratti dall’idea di diventate farmacisti se non conoscono tutte le potenzialità della professione.

Dal rapporto emerge una tendenza più spiccata rispetto al passato a trovare impiego a poco tempo dalla laurea: il tasso di occupazione a un anno, tre anni, cinque anni dalla laurea è di 84,7%, 88,7% e 90,3%. Questo sembra in linea con la ricerca di personale da parte di titolari e catene?

È vero che si è diffuso, soprattutto tra i giovani, dopo la pandemia, un atteggiamento di ricerca di una maggiore conciliazione tra lavoro e vita privata, che ha portato in tutte le professioni a una certa disaffezione. Questa nuova sensibilità coinvolge naturalmente anche la farmacia.

Da una parte ci sono meno laureati, dall’altra più professionisti che lasciano dopo pochi anni, la conseguenza è una richiesta di professionisti in farmacia più elevata. Inoltre, durante gli scorsi anni, in farmacia c’è stata anche una maggiore ricerca di personale come effetto dei nuovi servizi: l’esecuzione di tamponi e vaccinazioni. Oggi è indubbio che chi decide di lavorare come farmacista trova lavoro piuttosto velocemente.

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