Rapporto CREA Sanità, la crisi e le opportunità

Rapporto CREA Sanità, la crisi e le opportunità

La situazione del sistema sanitario in Italia è critica, secondo quanto riportato nel 19° Rapporto C.R.E.A. Sanità, centro di ricerca riconosciuto da Eurostat, Istat e ministero della Salute: infatti, il nostro Paese perde ancora terreno nella spesa sanitaria rispetto ai principali partner Ue. Il livello della spesa italiana è distante dalla media dell’Unione del 32 per cento. Il Rapporto da una parte analizza la spesa sanitaria, pubblica e privata, ma anche il finanziamento, la situazione del personale e del settore sociosanitario, tariffe per la specialistica ed equità del sistema. Dall’altra fornisce un decalogo di “opportunità”, azioni cioè che è urgente programmare per risollevare le sorti del Ssn.

Ripensare la gestione e organizzazione del Ssn, con uno sguardo ai millenials

Per portare la quota di Pil destinata alla sanità sui valori attesi in base alle effettive disponibilità del Paese, ricordando che una parte significativa del Pil non è disponibile perché impegnata per gli interessi sul debito pubblico (sono il 4,3% del Pil contro una media dell’1,8% negli altri Paesi), servirebbero 15 miliardi, ma questo lascerebbe un rilevante gap fra la spesa sanitaria italiana e quella dei Paesi europei di confronto; e anche se in tal modo si eviterebbe di peggiorare ulteriormente il gap con i partner Ue nel breve periodo, il vantaggio sarebbe solo transitorio, qualora il Pil dovesse continuare a crescere meno che nella media degli altri Paesi Ue.

Per quanto riguarda la spesa sanitaria privata, nel 2022 ha raggiunto i 40,1 miliardi in crescita dello 0,6% medio annuo nell’ultimo quinquennio. Nell’ultimo anno si registra un incremento in tutte le Regioni, di circa il 5,0 per cento. Considerando la situazione del personale sanitario, tra il 2003 e il 2021 il numero di medici per 1.000 abitanti over 75 è passato da 42,3 a 34,6 (corrispondente a un gap di 54.018 unità) e il numero di infermieri da 61,0 a 52,3 (corrispondente a un gap di 60.950 unità). I professionisti escono dal sistema soprattutto per andare all’estero o in pensione mentre le possibilità di ricambio sono condizionate dal numero di posti messi a bando negli Atenei.

Guardando alla spesa farmaceutica, malgrado la legge di Bilancio 2021 avesse previsto un progressivo incremento del tetto per gli acquisti diretti di farmaci (all’8,00% nel 2022, all’8,15% nel 2023 e all’8,30% nel 2024, incrementando il tetto complessivo, dal 14,85% del 2021 al 15,5% del 2024), nessuna Regione rispetta il tetto per acquisti diretti: solo Valle d’Aosta e Lombardia si avvicinano al risultato; Sardegna, Umbria e Abruzzo registrano il maggiore sforamento (oltre 65 euro pro-capite). Il “disagio economico” delle famiglie dovuto a consumi sanitari (somma del fenomeno dell’impoverimento dovuto alle spese sanitarie e delle “rinunce” a curarsi per motivi economici), nel 2021 affligge il 6,1% dei nuclei (1,58 milioni di famiglie): il fenomeno è in crescita di 0,9 punti percentuali rispetto al 2020 e di 1,5 rispetto al 2019. L’incidenza è superiore (e in crescita di 0,1%) nel Sud (8,2%, +0,1%); segue il Nord-Ovest con il 5,9% delle famiglie (+2,0%.), il Centro (5,0%, +1%) e il Nord-Est con il 4,0% (+0,2%).

Dieci le proposte di intervento, messe a punto dagli esperti del Crea, per superare le criticità evidenziate. Eccole sintetizzate: il Ssn deve superare un approccio concentrato sulla mera organizzazione dell’offerta clinica, mirando piuttosto a ripensarla in termini di integrazione con la presa in carico dei bisogni sociali e, più in generale, di adeguamento alla trasformazione dei bisogni, delle aspettative e dei comportamenti di consumo legate all’evoluzione tecnologica. Devono essere potenziati i processi di comunicazione e collaborazione all’interno del Ssn a partire dalla prevenzione, attraverso una rivoluzione culturale, capace di generare una convinta adesione della popolazione sulla opportunità di adottare stili di vita salutari. Per la cronicità serve una vision che guardi al futuro del Ssn che deve iniziare a occuparsi dei “futuri cronici” (non solo anziani), ripensando le modalità della medicina di iniziativa, adattandola ai bisogni e ai comportamenti dei “millenials”. Deve essere contrastato l’aumento dell’iniquità, con la crescita dei casi di disagio economico (impoverimento e rinuncia alle cure) per la crescita dei consumi sanitari delle famiglie meno abbienti.

Secondo gli esperti appare distorsivo il mantenimento di categorie che non trovano riscontro in “natura”, come la forzata distinzione fra “prestazioni integrative” e “sostitutive”, spesso utilizzata per stigmatizzare la crescita dei Fondi Sanitari. Andrebbe recuperato nelle azioni di governo il tema del rapporto fra Ssn e fisco: è un tema che rimane centrale, nella misura in cui i sistemi di welfare universalistico richiedono sistemi fiscali efficienti, in assenza dei quali si generano inaccettabili sperequazioni. Sono da rivedere i criteri di riparto del fondo sanitario, da alcuni anni sostanzialmente “congelati”, a parte il recente intervento per inserire dal 2023 il parametro della “deprivazione”. Ineludibile mettere in discussione anche il tema della natura delle aziende sanitare pubbliche, eventualmente ripensandola in una logica di efficientamento operativo. Infine, le risorse umane sono l’aspetto più critico per il Ssn; per quanto concerne i medici, più di che numero è un tema di incentivi per la copertura delle posizioni meno appetibili e non è più procrastinabile l’adeguamento delle retribuzioni.

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