Revisione del Prontuario, il rischio “stangata” per imprese e pazienti

Revisione del Prontuario, il rischio “stangata” per imprese e pazienti

La revisione del Prontuario farmaceutico su cui sta lavorando AIFA potrebbe avere conseguenze rilevanti per le aziende farmaceutiche e per i pazienti. Lo scrive Il Sole 24 Ore in un articolo di Marzio Bartoloni pubblicato il 16 giugno 2026, nel quale il provvedimento previsto dall’ultima legge di bilancio viene descritto come un possibile «boomerang» per imprese e cittadini.

 

 

 

Il meccanismo

Il meccanismo allo studio riguarda il prezzo di rimborso SSN dei farmaci a brevetto scaduto: il riferimento non sarebbe più fissato solo sul singolo principio attivo, ma su raggruppamenti terapeutici più ampi. Il Servizio sanitario nazionale rimborserebbe così il medicinale fino alla soglia del principio attivo meno costoso incluso nel cluster.

Nelle scorse settimane AIFA ha inviato lettere alle aziende produttrici di alcune categorie di farmaci molto diffusi, fra cui statine, sartani e inibitori di pompa protonica. Si tratta di medicinali utilizzati da milioni di italiani per condizioni molto comuni, dal controllo del colesterolo alla pressione alta. Le comunicazioni, scrive Il Sole 24 Ore, indicano il raggruppamento di principi attivi «aventi analoghe condizioni di uso e indicazione terapeutica» con l’obiettivo di individuare «il principio attivo con il prezzo di rimborso Ssn più basso».

L’impatto sulle imprese

Per le aziende farmaceutiche, il rischio è un taglio dei prezzi anche del 30-40% per adeguarsi al nuovo prezzo di riferimento. Una riduzione che nell’articolo viene definita una potenziale «stangata», soprattutto dopo l’aumento dei costi di materie prime ed energia registrato negli ultimi anni.

Il punto, per l’industria, non riguarda solo la revisione dei listini, ma la sostenibilità economica di un adeguamento rapido a valori più bassi. Se l’azienda non riuscisse ad abbassare il prezzo, la differenza potrebbe spostarsi sul paziente.

Cosa cambia in farmacia

Il passaggio più delicato riguarda il paziente al banco. Se il rimborso SSN scende al livello del principio attivo meno costoso del raggruppamento, il cittadino potrebbe trovarsi davanti a una scelta: passare a un medicinale diverso, ma interamente rimborsato, oppure continuare con quello già utilizzato pagando la differenza di prezzo.

La misura potrebbe anche orientare le prescrizioni dei medici di famiglia verso i principi attivi meno costosi, con l’obiettivo di ridurre l’eventuale aggravio a carico del cittadino. Il risparmio cercato dal SSN rischierebbe così di trasferirsi, almeno in parte, sulle tasche dei pazienti.

Il paradosso segnalato dal Sole 24 Ore riguarda la voce di spesa coinvolta. La revisione avrebbe infatti un impatto sulla spesa farmaceutica convenzionata, cioè sui medicinali erogati in farmacia, che non risulta in rosso. Secondo l’ultimo report di monitoraggio AIFA citato dal quotidiano, nei primi undici mesi del 2025 la spesa convenzionata ha raggiunto 7,732 miliardi di euro, con un avanzo di 498 milioni. Lo sfondamento di 4,147 miliardi si concentra invece sugli acquisti diretti, cioè sui farmaci acquistati dagli ospedali.

Il provvedimento non appare ancora definito. I vertici AIFA, riporta Il Sole 24 Ore, avrebbero scritto nei giorni scorsi al ministro della Salute Orazio Schillaci e al sottosegretario Marcello Gemmato per chiedere una sorta di «avallo» politico e giuridico. La procedura sarebbe ora sotto la lente del ministro della Salute. Ma, scrive Il Sole 24 Ore, Schillaci «non sembra per niente convinto» né su questo dossier né su quello della clausola di salvaguardia, e sarebbe pronto a chiedere ulteriori chiarimenti nei prossimi giorni.

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