Carenza di farmacisti, fa discutere la proposta di un assistente del farmacista

Carenza di farmacisti, fa discutere la proposta di un assistente del farmacista

La mancanza di farmacisti nell’organico delle farmacie sul territorio è una realtà ormai consolidata da qualche anno, che sta portando sempre più di frequente a riduzioni degli orari di apertura.

Un problema complesso, che si è generato nel tempo e a causa di più fattori, per il quale serve una risposta di sistema e in tempi rapidi, secondo quanto emerso dalla giunta federale di Assofarm – associazione che appresenta le aziende speciali, i consorzi, e i servizi farmaceutici e le società che gestiscono le farmacie pubbliche – a proposito della carenza di farmacisti, che propone una nuova figura, l’assistente del farmacista.

Un professionista con funzioni distributive, logistiche e amministrative

«Le riduzioni degli orari di apertura per mancanza di personale non sono più casi isolati, ma addirittura in aumento», ha spiegato Luca Pieri (nella foto) presidente di Assofarm, in una nota, «E i numeri sui nuovi iscritti alle facoltà di Farmacia profilano un’ombra allarmante sul futuro prossimo. I grandi sforzi fatti per rilanciare la farmacia territoriale, dotandola di nuovi servizi e di una più organica integrazione con il Ssn, rischiano di essere vanificati per la progressiva mancanza di materia prima professionale di cui abbisogna per funzionare e per crescere». Per affrontare questa situazione, il mondo delle farmacie comunali immagina almeno tre concrete vie da percorrere.

La prima è di tipo economico: è necessario sicuramente l’innalzamento dei livelli retributivi dei farmacisti dipendenti. Questo è l’elemento che più di ogni altro potrebbe spingere i giovani a immaginare il proprio futuro professionale nelle farmacie private e pubbliche. Questo obiettivo è «raggiungibile solo con misure che rilancino la redditività delle nostre aziende, prima fra tutte la Farmacia dei Servizi» ha sottolineato Pieri.

Oltre a questo, come già dichiarato in altre sedi, le farmacie comunali intendono sviluppare meccanismi di welfare aziendale che offrano benefit tangibili, paralleli al salario, che possano migliorare la qualità della vita dei propri dipendenti.

Infine, una terza soluzione – che ha già sollevato dubbi di alcune sigle sindacali – potrebbe altresì arrivare dall’introduzione dell’assistente del farmacista, figura già collaudata in altri Paesi europei e che verrebbe formata attraverso una laurea breve. Si tratterebbe di un professionista con funzioni distributive, logistiche e amministrative, lasciando ovviamente al farmacista la supervisione sulla dispensazione del farmaco e sul rapporto consulenziale diretto col paziente. Questo permetterebbe, per Pieri, di «agire su almeno due fronti strategici. Da un lato dobbiamo sgravare il farmacista di mansioni che può fare anche un tecnico adeguatamente formato, e dall’altro dobbiamo creare più farmacisti. Risultato, quest’ultimo, ottenibile solo se la carriera di farmacista dipendente sarà un lavoro professionalmente interessante ed economicamente gratificante».

La proposta di introdurre la figura dell’assistente del farmacista come strategia per risolvere la carenza non convince le sigle di settore Unaftisp (Farmacisti titolari di sola parafarmacia), Mnlf (Movimento nazionale liberi farmacisti) e Culpi (Confederazione unitaria libere parafarmacie italiane). Secondo i sindacati si cerca di «aggirare le problematiche, proponendo una figura che finirà sostanzialmente per svolgere il ruolo che oggi svolge il farmacista senza averne i titoli. Come già avviene in numerose farmacie, ove personale non laureato distribuisce al banco farmaci di tutti i tipi, ovvero legalizzare l’illegale». Si chiede invece una revisione delle politiche e delle condizioni di lavoro nel settore, a partire dai carichi di lavoro fino alla retribuzione, dalla possibilità di carriera al libero esercizio della professione.

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